C’è un paradosso che caratterizza il mercato del lavoro italiano: i posti aumentano, ma la stabilità è merce rara. I dati più recenti raccontano che l’occupazione ha toccato livelli record, eppure per molti under 35 la parola lavoro non coincide affatto con sicurezza.
Lo rivela il focus dedicato ai giovani dell’Osservatorio Generationship 2025, promosso da Changes Unipol e realizzato da Kkienn connecting people and companies.
I contratti sono fragili
Il dato che colpisce di più riguarda la qualità dell’occupazione. Tra i lavoratori dipendenti sotto i 35 anni, il 34% ha un contratto non standard, più del doppio rispetto agli adulti, fermi al 15%. In pratica, mentre le statistiche celebrano la crescita degli occupati, una fetta consistente di giovani vive in equilibrio instabile, tra rinnovi a termine, collaborazioni e formule contrattuali che non garantiscono prospettive di lungo periodo.
La differenza di genere resta una criticità
Se la situazione generale non è rosea, per le giovani donne diventa ancora più delicata. Oltre la metà guadagna meno di 1.500 euro netti al mese, contro poco più di un terzo dei coetanei uomini. Non solo: circa una su tre non riesce a mantenersi senza un sostegno esterno.
Le ragioni stanno anche nel tipo di impiego. Le lavoratrici under 35 sono più spesso occupate in piccole aziende, ambienti dove tutele e possibilità di crescita tendono a essere più limitate e gli stipendi più contenuti.
Stipendi bassi e poca autonomia
I redditi raccontano bene il quadro. Il 44% dei giovani lavoratori porta a casa meno di 1.500 euro netti al mese, mentre solo il 27% supera i 2.000. Non sorprende quindi che un giovane su quattro non sia economicamente autosufficiente e continui a contare sull’aiuto della famiglia.
È una condizione che prolunga la dipendenza e ritarda scelte di vita come uscire di casa, costruire una famiglia o pianificare investimenti personali.
La ricerca di lavoro non finisce mai
Un altro segnale interessante riguarda l’atteggiamento verso l’occupazione. Quasi la metà dei giovani che già lavorano — il 46% — sta comunque cercando un’altra opportunità. Tra gli adulti la quota scende al 36%. Non è solo ambizione: spesso è la risposta a contratti fragili e prospettive incerte. La ricerca di lavoro, insomma, non è più una fase iniziale ma uno stato permanente.
Il messaggio che emerge dallo studio è un po’ amaro: avere un impiego oggi è più facile che in passato, sentirsi al sicuro grazie a quell’impiego molto meno.
